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Torino, 52 aziende del settore metalmeccanico ferme per Coronavirus

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A Torino la maggior parte delle aziende rimangono ferme per Coronavirus: riapriranno quando i dispositivi di protezione individuale potranno garantire la sicurezza dei lavoratori

Fca, Leonardo, Ftp Iveco, Thales Alenia Space, Ge Avio. Sono solo alcuni dei nomi presenti nel lungo elenco di aziende ferme a Torino per l’emergenza Coronavirus. Una misura imprescindibile per rassicurare i dipendenti che in questi giorni si sentono assediati dal virus. Dai colleghi risultati positivi, alla mancanza di protezioni e dispositivi di sicurezza, l’aria che si respira è più che mai concitata. I sindacati, al fianco dei lavoratori, chiedono un’azione condivisa.

“Stiamo facendo le ultime spedizioni. In Italia è tutto fermo, all’estero no. Ma è impossibile correre altri rischi – racconta il responsabile delle risorse umane di Denso Thermal Systems – meglio ripartire lunedì prossimo nonostante corriamo il rischio di perdere commesse all’estero”.

Fca è stata la prima a chiudere i battenti: le sedi di Mirafiori e Grugliasco sono già ferme per “consentire di riavviare la produzione tempestivamente quando le condizioni del mercato lo consentiranno”. Ma altri stabilimenti l’hanno seguita a ruota, sia quelli con migliaia di dipendenti che quelli con poche decine di lavoratori.

In altre aziende, come la Kuehne+Nagel a Torino o la Te Connectivity Italia di Collegno, i lavoratori hanno indetto degli scioperi. E le proteste non mancano neanche nel mondo della logistica.

“Penso che l’Ue debba iniziare a giocare un ruolo di coordinamento dei provvedimenti da prendere, – spiega il segretario generale della Fiom Cgil di Torino – questo anche per evitare che ci siano delle speculazioni economiche tra le imprese presenti nelle varie nazioni”.

Un pensiero condiviso anche dagli imprenditori. “L’eventuale chiusura degli impianti italiani è praticabile solo se condivisa con i governi tedesco e francese, che rappresentano il primo e il secondo Paese di destinazione dell’export della componentistica automotive italiana”, come affermano da Anfia, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica.

Più complessa appare invece la questione cantieri. L’Ance, associazione nazionale costruttori edili, ha dovuto sospendere tutti i lavori non urgenti perché risultava impossibile garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori.

Incognita Amazon

Sabato mattina i Nas hanno ispezionato lo stabilimento Amazon di Torrazza Piemonte, dopo la segnalazione di un dipendente positivo al Covid-19. I sindacati avevano richiesto protocolli più severi da seguire per contenere il contagio, ma per il momento non sembrano esserci nuovi provvedimenti. I colleghi del lavoratore contagiato sono attualmente in quarantena con un permesso retribuito di 14 giorni. Altri hanno pensato di utilizzare mutua o ferie per non recarsi sul posto di lavoro.

Ma Amazon rassicura i dipendenti procedendo alla sanificazione degli ambienti di lavoro e applicando una revisione dei processi lavorativi dove non è garantita la distanza interpersonale di un metro.

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