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Si attende il picco da Coronavirus, l’Asl di Torino chiede aiuto agli hotel per nuovi posti letto

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Alla ricerca di posti letto: l’Asl di Torino chiede aiuto agli hotel, la prefettura vuole riaprire le vecchie strutture sanitarie chiuse

Il contagio da Covid-19 in Piemonte è solo all’inizio: il prefetto di Torino Claudio Palomba cerca di giocare d’anticipo per non rischiare di rimanere senza posti letto. In questi giorni sta valutando tutte le alternative possibili nel caso dovessero scarseggiare posti in ospedale. Da una parte la prefettura mira a recuperare quelle strutture sanitarie chiuse o non utilizzate a pieno, dall’altra l’Asl di Torino chiede aiuto agli hotel.

“Non tanto per le persone positive al Coronavirus – spiega Palomba – ma per coloro che devono osservare il periodo di quarantena”.

La pratica è già stata avviata, venerdì l’Asl di Torino ha chiesto agli oltre quattrocento hotel della città se avessero disponibilità in caso di emergenza. La risposta è arrivata da Federalberghi: “siamo a disposizione e vogliamo soddisfare eventuali necessità che possono configurarsi nei prossimi giorni”.

Ora le strutture hanno 48 ore di tempo per riferire all’Asl quante camere con finestre apribili (con o senza bagno) hanno a disposizione, se sono accessibili ai disabili, se esiste la possibilità di preparare pasti specifici per alcune diete. L’elenco passerà poi all’Unità di Crisi che contatterà le strutture ricettive in caso di necessità.

La riapertura delle vecchie strutture sanitarie

Per far fronte all’emergenza potrebbero riattivarsi anche vecchi centri sanitari. Il primo a rivedere la luce sarebbe l’ex ospedale Maria Adelaide, specializzato in ortopedia, sito in lungo Dora Firenze. Chiuso nel 2016, dopo che le sue funzioni sono passate al Cto, ora potrebbe riaprire le porte ai pazienti affetti da Covid-19. L’anno scorso il comune di Torino voleva metterla in vendita, ma ancora non si è fatto avanti nessuno e sarebbe dunque disponibile per l’accoglienza.

Tra le strutture in elenco anche l’ex ospedale di Castellamonte nel Canavese, raramente utilizzato, pur avendo un’ala nuova di pacco. C’era persino una petizione online, firmata da 2100 persone, che ne chiedeva la riapertura.

Si fanno avanti le strutture private

Nel frattempo ci sono le strutture sanitarie private che offrono i propri spazi per accogliere i pazienti affetti e non affetti da Coronavirus. La prima è stata la Pinna Pintor di Torino, convertita in vera e propria clinica-Covid, dove attualmente sono ricoverate quattro persone in rianimazione e 17 nella degenza ordinaria.

Poi si è fatto avanti l’ospedale Humanitas Gradenigo per ospitare i pazienti no-covid. Mentre il gruppo Gheron ha messo a disposizione le sue RSA, dove sono già stati trasferiti 26 pazienti in medicina e geriatria provenienti dall’Amedeo di Savoia e dall’Oftalmico.

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