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Coronavirus, in Piemonte il contagio va più veloce che in Lombardia

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La buona notizia è che da ieri non c’è stato nessun nuovo decesso per Coronavirus, la cattiva è che è ancora presto per prendere un sospiro di sollievo. Rispetto ai 380 positivi di lunedì, gli ultimi numeri – che risalgono alle ore 19:30 dell’11 marzo – indicano 552 affetti dal virus. Una media di 86 casi in più al giorno.

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Numeri che preoccupano la Regione che si prepara ad affrontare ondate ancora più violente. In questi giorni si sta preparando un protocollo da distribuire agli ospedali piemontesi con le istruzioni emergenziali nel caso venissero a mancare posti in terapia intensiva. Ci sarà un codice blu per indicare la priorità di accesso alle terapie intensive e sarà “basato su alcuni parametri come la potenziale sopravvivenza”, fa sapere l’assessore alla Sanità Luigi Icardi.

Il documento sarà attentamente valutato dal comitato tecnico-scientifico della Regione prima di entrare in vigore tra gli ospedali.

L’andamento del contagio da Coronavirus in Piemonte

Si tratterebbe di una misura che anticipa l’andamento del contagio nella nostra regione in continua evoluzione. Da quanto emerge dai dati, ogni due giorni e mezzo raddoppiano i casi di Covid-19. In percentuale si tratta di una crescita più marcata rispetto a quella riscontrata in altre regioni come Lombardia (dove i contagiati raddoppiano ogni tre giorni) o l’Emilia Romagna.

C’è da considerare il fatto che la popolazione piemontese è mediamente più anziana, ma “il coronavirus può colpire tutti”, come ricorda Giulio Gallera, assessore della Lombardia.

E poi il vero problema rimangono i posti in terapia intensiva. Attualmente in Piemonte ce ne sono 300, di cui 77 già occupati dai casi gravi di Coronavirus più gli altri pazienti con altre patologie che richiedono il ricovero urgente.

Ieri è stato attivato il piano di aumento di posti letto: 20 in più alle Molinette, 31 al Mauriziano, 110 tra Amedeo di Savoia, Maria Vittoria, San Giovanni Bosco e Martini, 89 al San Luigi, senza contare le Asl. Entro il weekend i posti dovrebbero raddoppiare, ma stando alle tendenze del contagio potrebbero comunque non essere sufficienti.

Una situazione che mette in difficoltà medici, infermieri, operatori sanitari e tutto il personale coinvolto per dare sostegno ai pazienti.

I sindacati di categoria stanno lavorando duramente per assicurare ai sanitari – i più esposti al contagio – le giuste condizioni di lavoro. Secondo Anaao Assomed, sindacato dei medici, sarebbero una quindicina i dottori contagiati, ma tanti sono ancora in attesa dei risultati del tampone.

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