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A Torino ristoranti e locali si auto-blindano per effetto del Coronavirus, ecco chi chiude

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Coronavirus, sono numerosi i ristoranti a Torino che hanno deciso di abbassare le serrande visti i provvedimenti del governo. C’è anche chi chiude per la prima volta dopo 30 anni.

Alcuni locali e ristoranti a Torino avevano già anticipato il decreto firmato ieri, lunedì 9 marzo, abbassando le serrande per far fronte all’emergenza Coronavirus. È il caso delle catene di Piero Chiambretti, come Fratelli La Cozza, Birilli e Sfashion Cafè, che annunciano la chiusura temporanea sui social.

“Dopo 33 anni di ininterrotto servizio, da martedì 10 marzo il gruppo Food and Company lo farà per la prima volta – scrivono dalla pagina Facebook – La decisione è stata presa al fine di tutelare i nostri dipendenti e la nostra amata clientela.” Nell’elenco sono compresi anche locali storici come Arcadia in Galleria Subalpina e Porto di Savona in piazza Vittorio, noto per la cucina piemontese.

Segue il Ristorante Del Cambio, frequentato più di 100 anni fa da Camillo Benso, con la Farmacia e il Bar Cavour, che chiudono “fino a data destinarsi” per l’emergenza Coronavirus.

Ha annunciato la sospensione della ristorazione anche Edit, il polo aperto poco più di due anni fa in un ex fabbrica.

Stessa sorte per lo Snodo alle Ogr: “siamo sempre orgogliosi di essere parte di questa splendida realtà che è Torino. – si legge su un post – Proprio perché la amiamo, per contribuire a garantire la salute e la sicurezza, abbiamo deciso che Snodo rimarrà chiuso da domani fino a data da destinarsi”.

Insomma, uno a uno si svelano gli annunci di chiusura di ristoranti e locali a Torino per limitare il contagio da Coronavirus.

Cosa cambia per ristoranti e locali a Torino con il decreto del 9 marzo sul Coronavirus?

Secondo il nuovo decreto del 9 marzo, ristoranti e bar potranno rimanere aperti solamente dalle 6 alle 18. Si impone la chiusura serale degli spazi per evitare assembramenti di persone, sia all’interno che all’esterno dei locali. Durante il giorno, invece, i gestori sono responsabili del mantenimento della distanza di sicurezza tra i clienti.

La realtà è che alcuni ristoranti assicurano ancora il servizio del pranzo per contenere le perdite derivate da incassi ristretti, mentre altri preferiscono chiudere totalmente per velocizzare l’arginamento dell’emergenza sanitaria.

La scelta non è per niente facile, ma sono in molti ad aver adottato la seconda soluzione. Giusto ieri pomeriggio si sono confrontati i titolari dei locali di piazza Vittorio per capire cosa fare, viste le difficoltà crescenti nell’assicurare la distanza tra i clienti.

“Qualsiasi tipo di valutazione economica ci dice di stare aperti – dice lo chef Christian Mandura di Unforgettable – ma questo non può prevalere sul nostro senso di responsabilità”.

Accolgono l’appello dello chef anche La Credenza, Casa Format, SP143, Affini e Spazio 7, Edit, che decidono di tenere chiuso.

C’è chi invece propone piatti da asporto per non fermare la cucina. È il caso del Pastificio Bolognese che porta a casa la pasta fresca, sughi e piatti da gastronomia. E ovviamente delle pizzerie. In primis Domino’s Pizza che ha aggiunto un servizio di delivery “senza contatto con il fattorino”.

Le zone della movida di Torino deserte

Locale chiuso Torino
A Torino ristoranti e locali si auto-blindano per effetto del Coronavirus, ecco chi chiude – Locale del quartiere Vanchiglia, Torino

Non solo i ristoranti, ma anche i locali e i cocktail bar di Torino ieri sera sono rimasti chiusi e così rimarranno per un po’.

Santa Giulia, cuore della movida torinese, la scorsa notte era praticamente deserta: i locali sono rimasti serrati per disincentivare l’aggregazione dei ragazzi. “La salute pubblica e quella dei nostri dipendenti è la priorità”, commenta Roberta Isgrò, presidente dell’associazione Smart Vanchiglia.

Al tempo stesso i gestori implorano le istituzioni di favorire misure di sostegno alle imprese che stanno passando una grave crisi in questi giorni di emergenza Coronavirus.

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