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Negozi chiusi a Torino, l’emorragia colpisce dal centro alle periferie: tante le realtà chiuse nell’ultimo periodo

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Negozi chiusi a Torino, l’emorragia colpisce dal centro alle periferie: tante le realtà chiuse nell’ultimo periodo, addio a storiche attività centrali e di quartiere

Quella dei negozi chiusi a Torino è una vera e propria emergenza, che sta assumendo contorni sempre più drammatici con il passare del tempo.


Nel corso di questi anni, la crisi ha fatto abbassare la saracinesca a migliaia di attività. Di contro, ci sono state numerose aperture, ma le più durature sono tutte da ricollegare all’arrivo delle grandi catene. Insomma, aziende che possono permettersi dei negozi da “vetrina pubblicitaria”, che possono essere sostenuti a prescindere dai loro risultati di vendita.


Così, questa emorragia ha colpito dal centro alle periferie, generando la chiusura di numerose attività di quartiere e di storiche realtà del centro.
Basti pensare ai numeri degli ultimi rapporti effettuati in merito. Ascom ha rilevato recente che nel 2019 sono state perse 5mila realtà (4mila e 982, per l’esattezza). Di queste, oltre 4mila e 500 trattavano il settore commercio, che ha potuto beneficiare della nascita di poco più di 2mila imprese.


Facendo l’analisi settore per settore si può constatare come l’agricoltura abbia visto 345 aperture e 605 chiusure (-260), l’industria ha avuto 2mila 979 nuove aperture e 4mila 517 cessazioni (-1538) e il terziario ha accolto 6mila e 660 nuove attività, perdendone 9mila 244 (saldo negativo di 3mila 184 unità). Hanno visto solo una lieve crescita settori come turismo e servizi, rispettivamente dell’8% e dell’1%. Le medie nazionali di entrambi, però, restano ben lontane (+19% il turismo e +12% i servizi su scala nazionale).


Le ultime chiusure eccellenti


A fare i conti con la crisi in tempi recenti sono stati i Magazzini Bigi. Situati all’interno della Galleria Umberto I, se ne vanno dopo quasi sessant’anni. Furono aperti nel 1961.


Abbandona anche Rao Abbigliamento. Lo storico negozio del grande sarto Gianfranco Rao dice addio alla vetrina di via Lagrange all’angolo con via Cavour. Un pezzo di storia e di prestigio cittadino, che viene evidentemente ridimensionato. Rimarrà aperta soltanto la boutique di via Andrea Doria, il locale aperto dal padre, con decenni di onorata carriera.

Se si guarda alla periferia, a breve saluterà anche il centro commerciale Le Verbene. Un nuovo punto di riferimento in quartiere, che avrebbe dovuto determinare il rilancio della zona, e che invece oggi vede un mercato coperto praticamente spoglio, con una manciata di attività e senza l’arrivo delle attese Poste. Un progetto che si sta lentamente dissolvendo e che il Comune sta provando a rimettere in piedi con mediazioni e nuove iniziative, nella speranza che questo centro possa essere rianimato.


Le cause degli addii: il caro affitti, il commercio online e le grandi catene


Tra le cause principali questo fenomeno, ovviamente, non possono mancare le manovre delle grandi catene, il caro affitti e il commercio online. Quest’ultimo, ormai, non riguarda soltanto oggetti come computer, libri e cellulari, bensì sta iniziando a prendere sempre più piede anche nell’abbigliamento.


Pesa ovviamente anche il rincaro dei canoni di locazione, che divengono insostenibili in un periodo in cui il giro d’affari si è parecchio ristretto per molti. Senza contare l’arrivo delle grandi catene, che esercitano una concorrenza micidiale, vista la loro diffusione e i loro prezzi assai competitivi. Una tendenza sempre più rafforzata in centro, che ha visto l’apertura di tantissimi punti vendita di brand low cost.


Serve una ricetta su scala nazionale e locale per poter rilanciare le vetrine di prossimità, per evitare che questo spopolamento selvaggio delle attività commerciali al dettaglio prosegua senza sosta.

(Foto tratta da Immobiliare.it)

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