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Un 2019 di crisi a Torino: perse quasi 5mila attività, saldi negativi in tutti i settori

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Una indagine di Ascom mostra il declino di Torino negli ultimi dieci anni: nel 2019 sono state perse quasi 5mila attività, colpito ancora il commercio

La crisi, a Torino, ha lasciato segni piuttosto evidenti in questi anni.


Un periodo fortemente negativo per l’economia locale, che prosegue anche attualmente, al contrario di altre realtà del Nord Italia (Milano su tutte) che sembrano essere riuscite a rimettersi in moto.


Secondo una indagine di Ascom, il declino di Torino negli ultimi dieci anni ha coinvolto praticamente tutti i settori dell’abbigliamento e delle calzature. Nello specifico, ha chiuso i battenti l’11% delle attività di commercio, con un saldo negativo nettamente superiore rispetto alla media nazionale, che si attesta al 3%.


Nel 2019 sono state perse 5mila realtà (4mila e 982, per l’esattezza). Di queste, oltre 4mila e 500 trattavano il settore commercio, che ha potuto beneficiare della nascita di poco più di 2mila imprese.


Andando più a fondo nei numeri, si nota come l’agricoltura abbia visto 345 aperture e 605 chiusure (-260), l’industria ha avuto 2mila 979 nuove aperture e 4mila 517 cessazioni (-1538) e il terziario ha accolto 6mila e 660 nuove attività, perdendone 9mila 244 (saldo negativo di 3mila 184 unità). Hanno visto solo una lieve crescita settori come turismo e servizi, rispettivamente dell’8% e dell’1%. Le medie nazionali di entrambi, però, restano ben lontane (+19% il turismo e +12% i servizi su scala nazionale).


Caro affitti e commercio online le cause principali della crisi a Torino delle attività

Tra le cause indicate per questo fenomeno, ovviamente, non possono mancare le manovre delle grandi catene, il caro affitti e il commercio online. Quest’ultimo, ormai, non riguarda soltanto oggetti come computer, libri e cellulari, bensì sta iniziando a prendere sempre più piede anche nell’abbigliamento.


Come riportato anche in una recente analisi di Confesercenti, diversi clienti hanno intrapreso una pratica assai poco lodevole, per la quale provano in negozio un capo o delle calzature, salvo poi ordinarle su internet. In questo senso, è Amazon il principale avversario del commercio al dettaglio.


Pesa ovviamente anche il rincaro dei canoni di locazione, che divengono insostenibili in un periodo in cui il giro d’affari si è parecchio ristretto per molti. Senza contare l’arrivo delle grandi catene, che esercitano una concorrenza micidiale, vista la loro diffusione e i loro prezzi assai competitivi. Una tendenza sempre più rafforzata in centro, che ha visto l’apertura di tantissimi punti vendita di brand low cost.


Un quadro della situazione poco rassicurante per la città, che si ritrova con interi viali deserti di negozi. Una condizione che ha fatto perdere non poco prestigio a numerosi quartieri, oggi meno sicuri ed esteticamente molto meno gradevoli.