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La crisi a Torino ha fatto chiudere un negozio su dieci: supermercati in aumento del 30%

La crisi a Torino ha fatto chiudere un negozio su dieci: supermercati in aumento del 30%
La crisi a Torino ha fatto chiudere un negozio su dieci: supermercati in aumento del 30%
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La crisi a Torino ha fatto chiudere un negozio su dieci: i supermercati sono aumentati del 30%

La crisi a Torino ha fatto e fa ancora sentire il suo peso. La città continua a patire sulla propria pelle gli effetti negativi di una crisi economica senza fine.

Un periodo di depressione che va avanti in maniera marcata da almeno dieci anni, ma che affonda le sue radici nell’ultimo ventennio. Una situazione che sta mietendo attività ogni giorno, arrivando fino alla triste quota dell’11% di chiusure nel periodo compreso tra il 2001 e il 2018, stando alle analisi del Rapporto Rota.

La crisi a Torino ha fatto chiudere un negozio su dieci: supermercati in aumento del 30%
La crisi a Torino ha fatto chiudere un negozio su dieci: supermercati in aumento del 30%

I dati mostrano una diminuizione di oltre un’attività su dieci in circa vent’anni. Peggio del capoluogo piemontese ha fatto solo Genova, con un saldo negativo del 14%. Ad abbassare la saracinesca sono state principalmente le attività del centro, che si è trasformato in una scacchiera di serrande aperte e chiuse.

La situazione del centro e la controtendenza dei supermercati durante la crisi a Torino

Che si tratti di imprese storiche o nuove aperture, poco importa. Si può stimare che, solo nelle vie del cuore della città, sia chiuso un negozio su quattro.

Un dato allarmante, che rende l’idea di come il capoluogo piemontese non sia ancora del tutto uscito dalla crisi. Anzi.

Basti pensare alla situazione di via Cernaia e via Pietro Micca, che presentano locali di ampia metratura sfitti da tempo. Un disagio che coinvolge tutte le vie interne della zona, che hanno visto una drastica diminuzione dei locali commerciali aperti. Oppure si verifica il fenomeno delle aperture brevi, alle quali fanno seguito chiusure per mancanza di affari o per intenzione dei titolari (i temporary shop).

Basti pensare a piazza San Carlo, via Po, via Garibaldi via Roma e via Lagrange, dove da tempo si assiste a un progressivo cambio di pelle delle attività. Si passa dai piccoli negozi a conduzione personale alle grandi catene, che spaziano dall’abbigliamento al cibo e che si estendono ai settori più diversi.

Una situazione spesso sottovalutata, che andrebbe affrontata con misure serie ed efficaci. Non solo le periferie, ma anche le vie centrali stanno subendo una emorragia di attività, che va tamponata per evitare che il centro si trasformi in un deserto bello esteticamente, ma vuoto.

Totalmente diverso lo stato di salute dei centri commerciali, che dal 2001 al 2018 sono aumentati del 30%. Segnale sempre più evidente che i grandi supermercati e l’e-commerce stanno sovrastando il piccolo commercio senza alcun contrasto.