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Rinasce l’ex Pininfarina di Grugliasco: in arrivo 300 nuovi posti di lavoro

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L’ex Pininfarina di Grugliasco rinasce: lo stabilimento è stato ceduto ad un gruppo di tre piccole imprese che in due anni creeranno 300/400 posti di lavoro

Nuova vita per l’ex Pininfarina di Grugliasco: l’area abbandonata verrà restituita alla produzione.
Questo è il piano, già anticipato alcuni giorni fa dall’assessore regionale alle Attività Produttive Giuseppina De Santis, per l’ex stabilimento Pininfarina di Grugliasco, ormai non più produttivo da dieci anni.
Lo scorso 19 marzo è stato firmato l’atto per cui Finpiemonte Partecipazioni ha ceduto l’impianto, che fu di proprietà anche di De Tomaso, ad un gruppo di piccole imprese della filiera automotive torinese: LevaSargomma e Febametal.
Le prime due aziende fanno parte del settore automotive, mentre l’ultima si occupa di utensili di precisione.
Queste sono le aziende che hanno acquisito lo stabilimento per oltre 3,4 milioni di euro da Finpiemonte Partecipazioni tramite Sit (Società di Sviluppo Investimenti e Territorio).
Tuttavia, tutte e tre le imprese prevedono un aumento dell’occupazione attuale, per cui si conta di creare nuovi posti di lavoro con una stima di circa 300/400 nuovi addetti in due anni.
A tutto ciò contribuiranno l’aiuto del Comune di Grugliasco che ha in programma sgravi sugli oneri a carico delle imprese e la Regione Piemonte con interventi normativi.
La struttura, che conta 64.500 metri quadrati, vedrà nascerà anche una parte delle plance della nuova 500 elettrica di FCA, prodotte dalla Leva, azienda della componentistica auto con un giro d’affari consolidato di 20 milioni e 184 addetti.
L’altra azienda che si insedierà a Grugliasco, la Sargomma, ha tra i suoi clienti principali FCA e New Holland con un fatturato di quasi 4 milioni di euro e 15 addetti, mentre l’altra impresa che sposterà la sua attività all’interno dell’ex Pininfarina, la Febametal, produce utensili di alta precisione, con un fatturato di 32 milioni di euro e 90 dipendenti.
L’assessore ha anche spiegato che si è deciso di non modificare la destinazione d’uso dell’area, che sarà nuovamente produttiva.
Inizialmente, il valore di riferimento dell’ex stabilimento era di circa 8 milioni di euro, dai quali dovevano essere sottratti i costi stimati di bonifica che vanno da 1 a 5 milioni di euro.
In buona sostanza, dal punto di vista di Finpiemonte Partecipazioni l’operazione rappresenta una perdita economica di circa a 2 milioni di euro. L’unico vantaggio sta nel milione l’anno che farà recuperare la perdita in due anni.
Dunque, si tratta di un’operazione in negativo dal punto di vista economico, ma molto importante dal punto di vista sociale perché riconsegna alla produzione un’area che ha fatto la storia, ma che è ormai abbandonata da troppo tempo.
(Foto tratta da News Mondo)

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