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Torino, il piano di manutenzione di ponti e viadotti non parte: mancano i fondi dal Ministero

Torino, il piano di manutenzione di ponti e viadotti non parte: mancano i fondi dal Ministero
Torino, il piano di manutenzione di ponti e viadotti non parte: mancano i fondi dal Ministero
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Torino, il piano di manutenzione di ponti e viadotti non parte: i fondi del Ministero  non sono ancora arrivati

Torino, il piano di manutenzione di ponti e viadotti non è ancora partito.
Torino, il piano di manutenzione di ponti e viadotti non parte: mancano i fondi dal Ministero
Torino, il piano di manutenzione di ponti e viadotti non parte: mancano i fondi dal Ministero
Solo un anno fa, il 14 agosto 2018, crollava il Ponte Morandi Genova, che provocò la morte di 43 persone.
 
Una tragedia che scosse l’Italia intera e che convinse il Governo ad attuare un imponente piano per la manutenzione delle infrastrutture del Paese, dai ponti ai viadotti, dai cavalcavia alle passerelle fino alle gallerie.
 
Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli aveva richiesto ai Comuni un elenco delle opere da sistemare suddiviso per emergenza e priorità.
 
A settembre 2018 Palazzo Civico aveva inviato a Roma il documento richiesto. 
Si trattava di un dossier di 200 pagine dove indicava una cinquantina di interventi per un valore complessivo di 70 milioni di euro.
 
Di questi 70 milioni, ben 45 erano dedicati a ponti e viadotti.

Gli interventi su Torino

 
Nello specifico, sarebbero stati interessate le passerelle di corso Unità d’Italia, nonché degli interventi di restyling della cosiddetta curva delle “100 lire” e di quella delle Benne sulla Dora.
 
Inoltre, il piano coinvolgeva anche il cavalcavia di corso Bramante, quelli di largo Cigna e via Piossasco, il ponte Rossini sulla Dora e quello di corso Potenza.
 
In più, nel documento, i tecnici della Viabilità avevano chiesto 5 milioni di euro per monitorare tutti i ponti e i cavalcaferrovia della città.
Bisognava prestare particolare attenzione a quelli più vecchi come il ponte Isabella e il ponte Amedeo VIII, risalente al 1933.
 
Ad essere interessate dagli interventi ci sarebbero state anche le gallerie della Sassi-Superga.
 
Infine, il dossier conteneva anche l’installazione di impianti di sicurezza nei sottopassi, nonché la risistemazione dei guardrail.
In più, era stata inserita anche la verifica sismica di ponti e tunnel.

La mancanza di fondi del Ministero

 
Il Comune era consapevole fin dall’inizio di non poter ricevere i 70 milioni da Roma. 
Nonostante ciò ha voluto comunque redigere il piano per fornire il quadro della situazione e per evitare, in caso di eventuali incidenti, di subire l’accusa di aver sottovalutato i pericoli.
 
Tuttavia, in quelle settimane di allarme, Palazzo Civico decise di accendere un mutuo di 11 milioni per intervenire nelle situazioni più urgenti. 
La quasi totalità delle risorse, 10 milioni, vennero destinate al sottopasso del Lingotto.
 
Con la restante parte, la Città ha fatto fronte anche ad altri piccoli interventi come il sottopasso dei Giardini Reali, la passerella di Strada Tetti Bergoglioquella sul Po di piazza Chiaves, i viadotti pedonali del Bit e del Cto in corso Unità d’Italia, e i ponti sulla Dora su corso Regina Margherita e su corso Marche.
 
Ad oggi, con la crisi di governo in corso, lo sblocco delle risorse sembra essere sempre più un miraggio e si auspica che non accada un Morandi Bis
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